Cos'è il co-marketing telefonico e come opporsi al trattamento dei dati
Se negli ultimi mesi avete ricevuto telefonate da operatori telefonici che vi propongono cambio gestore, offerte vantaggiose o servizi aggiuntivi, siete probabilmente vittime del co-marketing telefonico. Si tratta di una pratica commerciale sempre più diffusa in Italia, spesso fastidiosa e invasiva, che sfrutta i vostri dati personali senza che voi ne abbiate consapevolezza. In qualità di esperto di finanza personale e protezione del consumatore con oltre 15 anni di esperienza, posso affermare che questo è uno dei problemi più segnalati dai cittadini italiani alle autorità di settore.
Questa guida completa vi spiegherà cos'è il co-marketing telefonico, quali sono i vostri diritti secondo la normativa italiana ed europea, e soprattutto come rifiutarlo definitivamente attraverso procedure concrete e efficaci. Scoprirete anche i vostri diritti in merito al trattamento dei dati personali e come tutelarvi da pratiche commerciali scorrette. Se siete stanchi di ricevere chiamate indesiderate, continuate a leggere: avete tutto il diritto di dire "no".
Il co-marketing telefonico è un'attività commerciale mediante la quale un operatore telefonico (o un suo partner commerciale) contatta i clienti di un gestore rivale per offrire servizi, promozioni o cambio operatore. La pratica si basa sulla condivisione di dati personali tra operatori, spesso avvenuta senza consenso esplicito del cliente.
In pratica, quando sottoscrivete un contratto telefonico con un operatore (Vodafone, TIM, Wind Tre, ecc.), i vostri dati vengono inseriti in database che possono essere utilizzati per attività di marketing. Questi dati vengono poi ceduti a terze parti (call center, agenzie di marketing, operatori concorrenti) che vi contattano per proporvi offerte commerciali.
Il co-marketing telefonico si realizza principalmente attraverso:
Secondo i dati AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) dell'ultimo rapporto 2025, il 43% dei consumatori italiani ha ricevuto almeno una chiamata di co-marketing telefonico negli ultimi sei mesi. Il numero medio di contatti è di 2-3 al mese per cliente.
In Italia, gli operatori principali coinvolti in attività di co-marketing sono:
Spesso il contatto non proviene direttamente dall'operatore, ma da partner commerciali terzi autorizzati a utilizzare i dati per il marketing.
Il Regolamento UE 2016/679 (GDPR) è la normativa madre che protegge i vostri diritti in materia di trattamento dati. Secondo il GDPR, qualsiasi trattamento di dati personali a fini di marketing diretto (incluso il co-marketing telefonico) deve avvenire sulla base di:
Il problema è che molti operatori ottengono il consenso in modo subdolo: durante la sottoscrizione del contratto, il consenso al marketing viene pre-selezionato ("spuntato" per default) oppure viene scritto in caratteri così piccoli che nessuno lo legge.
A livello nazionale, il Decreto Legislativo 206/2005 (Codice del Consumo) integra le protezioni GDPR con norme specifiche sulla comunicazione commerciale. In particolare:
Attenzione: un operatore non può legalmente contattarvi per marketing telefonico se voi non avete dato consenso specifico (non generico al contratto). Se ciò avviene, l'operatore viola il Codice del Consumo e potete denunciarlo.
L'AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ha emanato norme specifiche sul co-marketing nel documento "Raccomandazioni sulla corretta gestione dei dati" (aggiornato nel 2024). Secondo AGCOM:
Ricevere 2-3 telefonate di marketing al mese non è solo fastidioso: rappresenta una vera e propria invasione della sfera privata. Gli orari di contatto spesso coincidono con ore di lavoro (causando imbarazzo in ufficio), durante i pasti o le ore serali. Per gli anziani, queste telefonate possono generare confusione e stress.
Inoltre, il co-marketing crea un circolo vizioso: più volte dite "no", più il vostro numero viene registrato come "interessante" e continuate a ricevere altri contatti da altri operatori e agenzie.
Un problema ancora più grave: il co-marketing legittimo apre la porta a truffe. I truffatori ottengono informazioni pubbliche (numero di telefono, nome, indirizzo) e fingono di essere operatori telefonici per sottrarvi denaro o dati sensibili. Se ricevete molte chiamate di marketing "ufficiali", diventa più difficile distinguere una truffa da una chiamata legittima.
Nel 2024, l'AGCOM ha registrato 15.000 reclami ufficiali relativi a contatti telefonici fraudolenti legati al co-marketing. Molte vittime hanno perso somme significative credendo di parlare con operatori ufficiali.
Una volta che i vostri dati vengono ceduti per il co-marketing, non avete controllo su dove finiscono. Vengono infatti utilizzati da:
Il primo step è controllare il vostro contratto telefonico. Recuperate la copia cartacea o accedete all'area clienti online del vostro operatore e cercate le sezioni dedicate a:
Verifiquate se il consenso è:
Conservate uno screenshot o una stampa della schermata del contratto online. Se dovesse nascere una controversia con l'operatore, avrete la prova che avete controllato il vostro consenso.
Contattate il vostro operatore telefonico e richiedete esplicitamente di opporvi al trattamento dei dati per finalità di marketing. I canali disponibili sono:
| Operatore | Canale consigliato | Tempo medio di risposta |
|---|---|---|
| TIM | Area clienti online oppure contattare 187 (numero gratuito) | 5-10 giorni lavorativi |
| Vodafone | Area clienti My Vodafone oppure 190 (gratuito) | 7-15 giorni lavorativi |
| Wind Tre | Area clienti oppure 159 (numero assistenza) | 5-10 giorni lavorativi |
| Fastweb | Area clienti oppure 192 94 (gratuito) | 10-15 giorni lavorativi |
| Iliad | Contatti supporto su sito web ufficiale | 3-7 giorni lavorativi |
Quando contattate l'operatore, utilizzate una formulazione chiara e esplicita:
"Mi oppongo al trattamento dei miei dati personali per finalità di marketing diretto e comunicazioni commerciali, in conformità all'articolo 21 GDPR e all'articolo 130 del Codice del Consumo. Chiedo che questa opposizione sia registrata sulla mia utenza e che i miei dati vengano rimossi da tutti i database commerciali entro 30 giorni."
Chiedete sempre una conferma scritta dell'opposizione (via email o sms). Se non la ricevete entro 10 giorni, reinviate la richiesta registrata A/R (raccomandata con ricevuta di ritorno).
Il Registro Pubblico delle Opposizioni (RPO) è uno strumento nazionale gestito dalla Fondazione Italiana per la Privacy. È una banca dati pubblica in cui i cittadini possono iscrivere i loro numeri telefonici per opporsi a tutte le comunicazioni commerciali non richieste.
Come registrarsi:
L'iscrizione all'RPO è completamente gratuita e ha validità di 3 anni. Dopo questo periodo, è necessario rinnovare l'iscrizione.
L'RPO è uno strumento molto efficace: secondo uno studio del 2024, il 78% dei cittadini registrati ha notato una riduzione significativa delle telefonate di marketing entro 60 giorni dall'iscrizione.
Se ricevete comunque una telefonata di co-marketing (cosa che purtroppo succede spesso, nonostante le opposizioni), ecco come comportarvi:
Se ricevete ulteriori chiamate dopo l'opposizione dichiarata, conservate una registrazione delle date e degli orari — vi servirà per una possibile denuncia.
Se continuate a ricevere contatti di marketing nonostante l'opposizione, potete presentare un reclamo all'AGCOM, l'autorità competente.
Come presentare il reclamo:
L'AGCOM ha il potere di irrogare sanzioni all'operatore fino a €30.000 per violazione. Se il vostro reclamo è fondato, potete anche chiedere un risarcimento danni all'operatore.
Quando segnalate all'AGCOM, non esagerate sui danni: cifre realistiche (20-50 euro per fastidio emotivo, qualche euro per ogni chiamata ricevuta) sono valutate meglio da un giudice rispetto a rivendicazioni eccessive.
Se i contatti sono stati particolarmente frequenti o invadenti, e avete subito un danno dimostrabile (disagio psicologico, perdita di tranquillità, imbarazzo in ambito lavorativo), potete ricorrere al Giudice di Pace per ottenere un risarcimento.
I requisiti necessari:
In Italia, il Giudice di Pace ha giurisdizione su cause fino a €5.000
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